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mercoledì 26 settembre 2012

CALCIOMERCATO: I VOTI ALLE 20 DI A (parte prima)


El Tanque Denis puntero principe della Dea

ATALANTA: 6,5 la squadra rivoluzione dello scorso campionato è rimasta pressoché invariata. Il riscatto del Tanque Denis, la conferma di Cigarini e Stendardo e la resistenza alle lusinghe per Schelotto sono colpi non da poco. James Troisi, arrivato alla Dea nell’ operazione Gabbiadini-Juve, Facundo Parra (un argentino di quelli che piacciono tanto al direttore Marino) e la zanzara De Luca (autentico mattatore in serie B con la maglia del Varese) sono le scommesse che permetteranno a mister Colantuno di aumentare il tasso tecnico di una formazione che, giocando con la grinta e l’intensità dell’ anno passato, non dovrebbe avere problemi a disputare un campionato di mezza classifica.

Alberto Gilardino, a lui il compito di far dimenticare Di Vaio
BOLOGNA: 5,5 Portanova (squalificato nell’ ambito del calcio scommesse), Ramirez, Di Vaio, Mudingayi e Gillet sono giocatori che da soli valevano mezza salvezza e senza di loro sarà impresa ardua. Il bravo e preparato Pioli dovrà inventarsi alchimie tattiche prodigiose per condurre la squadra verso un campionato tranquillo. L’arrivo di Curci e la conferma di Agliardi non possono far dormire sonni tranquilli là dietro, Cesare Natali, svincolatosi dalla Fiorentina, dovrebbe portare esperienza e qualche gol. Michele Pazienza e Tiberio Guarente (piede sopraffino ma praticamente inattivo da quasi due anni) dovranno sopperire alla partenza del congolese, perno insostituibile di mister Pioli, Gaby Mudingayi verso l’ Inter. L’ addio di Gaston Ramirez, futuro top player, dopo una telenovela durata mesi e venduto al neo promosso club inglese del Southampton (ma un posto in una grande squadra italiana per lui non c’era?) lascia un vuoto difficilmente colmabile. Manolo Gabbiadini, giovane di belle speranze, ha altre caratteristiche tecniche e tutto dovrà passare dalle giocate di Alino Diamanti (gran colpo il suo riscatto dal Brescia). Se Diamanti si confermerà quello della passata stagione e dell’ Europeo e Alberto Gilardino, il sostituto di capitan Di Vaio, si sveglierà dal letargo che sembra averlo colpito ormai da un bel po’ non dovrebbero esserci problemi, altrimenti ci sarà da soffrire fino in fondo.
l' esultanza di Sau dopo il primo gol in A
CAGLIARI: 6 rosa pressoché immutata. In difesa se n’è andato Canini, direzione Genova, ed è arrivato Rossettini dal Siena. Sono stati riscattati definitivamente bomber Pinilla, Albin Ekdal, Daniele Dessena e Thiago Ribeiro. La scommessa è rappresentata da Sau, 41 gol nelle ultime due stagioni con Foggia e Juve Stabia, pronto per il definitivo salto di qualità. Se il folletto di Nuoro si ripeterà anche in serie A, se Cossu si confermerà ai livelli di un paio di stagioni fa e con un Mauricio Pinilla da oltre dieci gol, per gli isolani e per mister Ficcadenti salvezza alla portata. Una nota negativa la diatriba sul campo di gioco, Trieste? Quartu?...a Cellino l’ardua sentenza.

El Pata Castro, futuro idolo del Massimino
CATANIA: 6 anche per gli elefantini squadra che stupisce non si cambia. Se ne sono andati il direttore sportivo, quel Pietro Lo Monaco regista principe del miracolo etneo, e l’ allenatore Vincenzo Montella che dopo un ottimo campionato ha spiccato il volo, in perfetto stile “Aeroplanino”, verso Firenze. Sergio Gasparin, esperienza ventennale a Vicenza, Venezia, Udinese e Sampdoria, è una garanzia, l’ allenatore Rolando Maran è invece una scommessa (all’ esordio in serie A dopo una vita da comprimario in B). Nessuna partenza di rilievo e nessun acquisto di punta. Oltre al ritorno del desaparecido portiere Andujar gli unici due a poter partire tra i titolari sono, stranamente verrebbe da dire, i due sudamericani Rolin e Castro. Uruguagio e difensore roccioso il primo, mentre El Pata Castro è un esterno d’attacco nel giro della nazionale albiceleste.


Marco Rigoni, a caccia di conferme dopo l' anno a Novara
CHIEVO: 6,5 anche quest’anno il direttore Sartori si conferma un top player della scrivania. Più di sei milioni di euro di attivo dal mercato e una nuova rosa pronta per una salvezza tranquilla.  Il passaggio di Acerbi, via Genoa, al Milan e di Bradley alla Roma sono state due perle del calciomercato. Guadagnare 1,5 milioni dalla cessione di un bidone come Fernando Uribe ai colombiani dell’Atletico Nacional vale da solo mezzo voto in più. Al posto del centrale finito a Milanello è arrivato il semisconosciuto Paul Papp (pagato 2,5 milioni di euro) dai rumeni del Vaslui ma siamo sicuri che il fiuto di Sartori raramente sbaglia ed il giovane rumeno non farà rimpiangere Acerbi. A centrocampo poi il colpo Marco Rigoni, riscopertosi campione al suo esordio in serie A, è roba che al Bentegodi nessuno si poteva immaginare mentre David Di Michele (nonostante i suoi 36 anni) potrà fornire un certo numero di gol e rivelarsi un ottima spalla per il sempreverde Pellissier.


l' esultanza di Borja Valero e Luca Toni
FIORENTINA: 7- l’ addio di Pantaleo Corvino, deus ex machina del progetto Della Valle, pareva la fine della Fiorentina dei miracoli invece con il buon Pradè in linea di comando ADV ha riaperto i cordoni della borsa costruendo una squadra da 5/6 posto. 15,2 milioni di euro più un buon giocatore come Savic per la cessione del talentuoso Nastasic al City sono roba da statua in Piazza della Signoria per Pradè. Se poi ci aggiungiamo un'altra quindicina per Behrami, Cerci, Gamberini e Lazzari non possiamo che dare un giudizio positivo all’ operato societario. Sul fronte acquisti invece Tomovic, Roncaglia e Rodriguez puntellano in positivo una difesa orfana anche di Natali (passato a parametro zero al Bologna). I grandi botti però sono dalla cintola in su: David Pizarro, Alberto Aquilani, Giulio Migliaccio, Juan Cuadrado e soprattutto Borja Valero (colonna del Villareal dei miracoli) costituiscono, a mio avviso, il secondo miglior centrocampo in Italia dopo quello juventino. Il 7 – invece deriva dal mancato arrivo di un bomber adeguato per far coppia con Steven Jovetic (voto 10 alla resistenza viola sul mercato). El Hamdaoui è tutto da scoprire mentre il ritorno di Luca Toni è esclusivamente una soluzione di ripiego dopo le difficoltà ad arrivare al voltagabbana Berbatov e all’ argentino Lisandro Lopez.

Ciro Immobile, dopo i gol di Pescara sarà pronto per la seria A?
GENOA: 5,5 chiudere con un attivo di quasi 40 milioni, di questi tempi, non è affatto male. La gestione del repentino addio di un ottimo dirigente come Pietro Lo Monaco ha quasi del ridico; lavorare con uno come Enrico Preziosi non è cosa facile, anzi direi  che ha dell’ impossibile…il caso Velazquez è l’emblema del caos disorganizzato che regna nella patria dei Giochi Preziosi. Aver guadagnato 11 milioni di euro per Mattia Destro e altrettanti per Palacio, oltre ai 7,5 presi per l’enigma Veloso (accasatosi alla Dynamo Kiev)  in un periodo di vacche magre rende meno amaro il giudizio sul presidente e padre padrone dei grifoni. Nella casella acquisti i due top player dovrebbero essere Ciro Immobile (sorpresa della passata stagione) e il figliol prodigo Marco Boriello, anche se la loro coesistenza sarà assai difficoltosa. Se i vari Juan Manuel Vargas (abulico l’ anno scorso a Firenze), Bertolacci, Jankovic e Jorquera garantiranno quella fantasia e imprevedibilità di cui sono capaci per De Canio dovrebbe essere un annata tranquilla, in caso contrario difficilmente mangerà il panettone…

Palacio con la sua nuova casacca nerazzurra
INTER: 6,5 Handanovic, Silvestre, Alvaro Pereira, Palacio, Cassano e il riscatto di Guarin dovrebbero mettere l’ Inter su un gradino di rilievo nell’ inseguimento alla Juventus. Mezzo voto in meno per il trattamento riservato a Julio Cesar e Lucio, due pezzi importanti della storia recente di questa squadra meritavano più considerazione. Ma se Handanovic in porta può fornire le stesse garanzie del collega brasiliano e Silvestre può sostituire degnamente l’ ex capitano della Selecao, non altrettanto si può dire per il vuoto lasciato sulla fascia destra. L’ addio doloroso di Maicon (ma perché non un anno fa a 20 milioni e adesso si per soli 4 milioni?) non può essere colmato dal ritorno del volenteroso ma scarso Jonathan e l’ assenza del miglior terzinodel mondo si farà sentire eccome. Mudingayi e Gargano mi sembrano acquisti senza senso, due lottatori che non aggiungono niente ad una rosa che non aveva bisogno di ulteriori guerrieri del centrocampo. Se Palacio si confermerà anche in una grande, se Cassano (dopo aver coronato il suo sogno di vestire il neroazzurro) diventerà finalmente maturo e con un Coutinho più conscio delle sue qualità nel motore, Moratti vincerà la sua scommessa e proclamerà Stramaccioni santo subito…
  
l' esultanza del ghanese Asamoah
JUVENTUS: 6 nonostante siano i favoriti d’obbligo per il bis troppe cose non hanno funzionato a dovere. Mancavano due tasselli, un esterno sinistro e un centravanti, per rendere i bianconeri una corazzata a livello europeo e non è arrivato nessun giocatore con queste caratteristiche. Asamoah è un ottimo giocatore (come lo è Mauricio Isla, anche se a quelle cifre anche la Pergolettese poteva comprarli) ma non può reggere una stagione sulla fascia (ai posteri l’ ardua sentenza) visto che si trova meglio come interno di centrocampo. Per quanto riguarda invece il famigerato Top Player il mercato estivo torinese mi è sembrato quasi una barzelletta. Prima Van Persie (gran giocatore Oltremanica accasatosi poi al Manchester United) poi Llorente, Dzecko, Drogba (lui si che calzava a pennello) per arrivare infine a Bendtner (acquisto senza alcun senso da 0 in pagella), strappato alla concorrenza spietata del grande Siena (con tutto il rispetto). Nel mezzo l’ intromissione per strappare l’ attempato Berbatov alla Fiorentina mentre poi il bulgaro ha scelto di accasarsi al Fulham  per amore della moglie. Nomi sbandierati ai quattro venti, interviste concesse a destra e manca, dichiarazioni a volte sopra le righe…quando il dottor Marotta imparerà a diventare come Luciano Moggi forse sarà troppo tardi…

Ederson, preso a parametro 0 dal Lione
LAZIO: 5,5 il presidente factotum (direttore sportivo, allenatore, latinista, ecc.) questa volta è 
stato vittima dell’ immobilismo. Petkovic è sicuramente la scommessa più grande di una stagione che vede comunque la Lazio tra le prime 6-7 realtà del campionato. Gli unici arrivi di una certa sostanza sono stati Ciani (centrale prelevato da Bordeaux) ed Ederson (svincolato dal Lione) con il carcerato Breno (3 anni di galera per l’ ex centrale del Bayern) sogno proibito del triste mercato capitolino. Se Klose non avrà problemi fisici e Hernanes ritornerà il Profeta, per il terzo posto anche le Aquile potranno dire la loro…

lunedì 13 agosto 2012

Londra 2012: un arco tutto d’oro…


Frangilli-Galiazzo-Nespoli sul podio olimpico
Di solito si dice: “il primo amore non si scorda mai”; in questo caso verrebbe da dire che il primo oro non si scorderà mai. La prima medaglia della nostra Olimpiade, la prima volta che l’ Italia sale sul gradino più alto del mondo nella gara a squadre, la prima volta (da Barcellona ’92) che i maestri coreani non disputano la finale.
Con tutte queste prime volte passano sicuramente in secondo piano le cocenti delusioni nelle prove individuali. L’ eliminazione al primo turno del nostro novello “Guglielmo Tell” Michele Frangilli ad opera dell’ ucraino Hrachov, del re di Atene Marco Galiazzo (sconfitto dal messicano Serrano) e dell’ eterna speranza Mauro Nespoli (battuto dal taiwanese Chen) e gli scarsi risultati dell’ arco femminile (fuori agli ottavi la moldava naturalizzata, dopo il matrimonio con l’ex nazionale Roberto Cocchi, Natalia Valeeva e la pugliese Pia Lionetti. con la piccola, di statura, Jessica Tomasi out già al primo turno ed una bruttissima eliminazione ad opera della Cina nella prova a squadre) non possono però offuscare un impresa che ha del miracoloso.
la concentrazione di Galiazzo prima di scoccare il dardo
Nel cammino verso questo impensabile, e ciò rende il tutto ancora più bello, trionfo i primi a cadere sotto i colpi dei nostri atleti sono stati i taiwanesei (sconfitti con un eloquente 216-206 finale), la Cina nei quarti e il sorprendente Messico in semifinale le altre due avversarie verso la corsa all’ oro. Nell’ ultimo e decisivo incontro poi, anche grazie all’ inaspettata eliminazione della favoritissima Corea del Sud (4 titoli vinti da quando, a Seul ’88, venne introdotta questa disciplina) il match al cardiopalma contro i forti Stati Uniti. Brady Ellison, Jake Kaminski e Jacob Wukie (24,5 anni di media) però non hanno potuto fare nulla contro l’ esperienza dei nostri (30 anni precisi di media per noi) che nel loro palmares vantano anche un argento ai giochi di Pechino. 
la gioa dei nostri atleti dopo la vittoria
L’ affiatamento ed il sangue freddo degli italiani permettono ai nostri di accumulare subito un discreto vantaggio e, nonostante un recupero tentato nell’ ultimo degli otto set (anche grazie al classico “braccino” venuto al povero Galiazzo che conclude con un misero 8), quando l’ ultima freccia scoccata dal gallaratese Michele Frangilli (che ha sostituito il vecchio Ilario Di Buo) colpisce il centro pieno del bersaglio la gioia è tutta per noi, uno splendido 10, un oro storico che ci ricorda come il movimento dell’ arco italiano ci ha dato e continuerà a darci grandi soddisfazioni…

mercoledì 8 agosto 2012

Londra 2012: trionfo azzurro nello Shooting


Niccolò Campriani sul podio olimpico
Terminate le gare del tiro, 15 competizioni differenti (9 per gli uomini e 6 per le donne) per un totale di 45 medaglie assegnate, possiamo tirare le somme e constatare con sommo gaudio come per la spedizione azzurra le trentesime olimpiadi siano state un autentico successo. Rispetto a 4 anni fa infatti abbiamo ottenuto due medaglie in più (5 a 3) e guadagnato anche due posizioni nel medagliere finale. A Pechino furono i padroni di casa a dominare le scene (8 medaglie totali di cui 5 d’oro) seguiti a ragguardevole distanza dagli Stati Uniti (2 ori) e da Repubblica Ceca e Ucraina con l’ Italia in quinta posizione, quest’anno invece ci hanno superato solamente la Corea del Sud, trascinata dalla doppietta di Jin Jongoh nella pistola da 50 e da 10 metri, e i soliti Usa (che ringraziano il bi-campione olimpico Vincent Hancock nello Skeet) mentre lo squadrone cinese si accomoda dietro di noi per il minor numero di argenti conquistati.
la gioia del tiratore Massimo Fabbrizi
Atleta simbolo dello squadrone azzurro è stato sicuramente il fiorentino Niccolò Campriani. Il tiratore delle Fiamme Gialle, studente tra l’ altro della West Virginia University, che partiva con i favori del pronostico visto che era stato l’ autentico dominatore dell’ ultima coppa del mondo in due delle tre competizioni in cui gareggiava non ha tradito le attese aggiudicandosi 1 oro ed 1 argento. Dopo l’ amaro argento conquistato nella carabina ad aria compressa da 10 metri, dove fino al penultimo tiro era in netto vantaggio rispetto al rumeno Moldoveanu, tutti pensavano nell’ ennesimo crollo psicologico ed invece, dopo un positivo ottavo posto nella carabina da 50 metri proni, il trionfo nella specialità dove non era mai riuscito a primeggiare nelle gare importanti (39esimo a Pechino e due quinti posti tra Mondiali e Europei), la carabina 50 metri a tre posizioni. Otto punti di vantaggio sull’ americano Emmons nelle qualifiche (con annesso record olimpico) prima di terminare in scioltezza con un eloquente più sei sul sudcoreano Kim.
Luca tesconi assaggia il suo argento
L’ altro grande successo nel tiro a segno è rappresentato dallo stupendo argento vinto dal poliziotto Luca Tesconi nella pistola 10 metri ad aria compressa. Era da Atlanta ’96, l’ anno del mitico Roberto Di Donna, che non conquistavamo più un podio in questa specialità ed il toscano Tesconi si è dovuto arrendere solo alla superiorità del già citato coreano Jin.
Le altre due medaglie italiane arrivano dal tiro al volo, disciplina dalla grande tradizione (anche perché le armi sono costruite da fabbriche bresciane). Quattro anni fa a cantare l’ inno di Mameli fu Chiara Cainero (questa volta solo quinta nella Skeet), quest’ oggi a tenere in alto l’orgoglio tricolore è stata la ferrarese Jessica Rossi, trionfatrice nel trap femminile (con annesso record mondiale di 99 piattelli colpiti su 100).
Jessica Rossi baci l' oro appena conquistato
Sempre dal trap, versione maschile, arriva l’ ultima medaglia della ressegna a 5 cerchi. A prendere il posto di Giovanni Pellielo (argento a Beijing) è stato il marchigiano Massimo Fabrizi. Sconfitto nel terribile spareggio per l’ oro dalla sorpresa croata Cernogoraz ma con una medaglia al collo che dà nuovo lustro ad un movimento che rappresenta l’ elitè dello sport italiano. 





venerdì 27 luglio 2012

Londra 2012: ecco chi ci farà sognare nell’ atletica


l' esultanza di Bolt
ATLETICA: come in ogni edizione dei giochi sarà lo sport in assoluto più seguito, i titoli assegnati saranno quarantasette, ventiquattro per gli uomini e ventitre per le donne (manca la massacrante 50 km di marcia).
Il re indiscusso della manifestazione è sicuramente Usain Bolt. Bissare i 3 ori di Pechino 2008 però non sarà facile perché la concorrenza è più che mai agguerrita, Yohan Blake (che lo ha già battuto ai trials giamaicani) in primis e i due americani Tyson Gay e Justin Gatlin a seguire sono avversari da prendere con le molle e per l’ idolo di tutto un popolo intero riconfermarsi sul tetto del mondo sarà impresa ardua.
Grande sfida e grandi scintille anche nei 110 ostacoli dove il duello tra il cubano Robles (detentore del titolo ma detronizzato a Daegu 2011 per squalifica) e il cinese Liu Xiang promette fuochi d’artificio. Nei 400 metri piani invece sarà la volta di LaShawn Merrit di difendere i due titoli conquistati 4 anni or sono. Il campione del mondo in carica, il grenadino Kirani James, e l’ inossidabile Wariner cercheranno di rovinare i piani dello statunitense. In campo femminile il duello sarà lo stesso con Giamaica e Usa a contendersi quasi tutte le medaglie.
Bekele centra la sua doppietta a Pechino
Kenya ed Etiopia, come sempre, invece si giocheranno il primato nelle distanze più lunghe. A Pechino gli 800, i 1500 e i 3000 siepi furono terra di conquista keniota mentre i 5000 e i 10000 videro trionfare il grandissimo Bekele riportando in equilibrio un duello ormai storico.
Peso, martello, disco e giavellotto invece sono discipline avvezze all’ Europa. La Polonia, i paesi finnici e quelli dell’ ex unione sovietica dovrebbero fare incetta di medaglie (attenzione nel femminile alla neozelandese Vili e alle cubane).
Per quanto riguarda i salti invece abbiamo il ritorno ad un ottimo stato di forma della Zarina Yelena Isimbayeva (che non dovrebbe aver problemi a fare il bis nell’ asta) mentre nel maschile il favorito è il francese Lavillenie (arrivato a 5.97 quest’anno) ma attenzione sempre a Steven Hooker (il pazzo saltatore australiano). 
la Isimbayeva mostra i muscoli
Nel salto in alto invece attenzione ai russi Uhkov (nel maschile) e Chicerova (che nel femminile dovrebbe aver vita facile dopo le rinunce della croata Vlasic e della nostra Di Martino). Nel lungo il britannico Rutherford detiene il primato stagionale ma il panamense Saladino e il sudafricano Mokoena vorranno riconfermarsi al vertice. Nel femminile invece favorita d’obbligo la campionessa mondiale Brittney Reese anche se le sorprese (visto che nell’ ultima edizione vinse la semisconosciuta brasiliana Maurren Maggi)  ) non mancano mai. Nel triplo invece, dove il nostro Fabrizio Donato potrebbe regalarci una bellissima sorpresa,  lo statunitense Christian Taylor sembra avere una marcia in più (approfittando anche dell’ assenza forzata del portoghese Evora, campione in carica); nel femminile invece, dopo il ritiro della camerunense Mbango Etone non dovrebbero esserci problemi per l’ ucraina Olga Saladuha.
Al campo l’ ardua sentenza…..  

giovedì 26 luglio 2012

Londra 2012:che il countdown abbia inizio...

Sono ormai passati 116 anni da quando il famigerato barone Pierre de Coubertin decise di istituire i Giochi Olimpici Estivi. Dai 285 atleti in rappresentanza di 14 nazioni dei primi giochi ai quasi 10.500 di Londra (204 gli stati presenti), dal leggendario Dorando Pietri al marciatore azzurro Alex Schwarzer, Jessi Owens ai giochi di Berlino del '36 che festeggia davanti al Fuhrer, Michael Johnson incredulo davanti al record mondiale di Atlanta '96, Michael Phelps con le sue otto medaglie d' oro, il leggendario Dream Team di basket che distrugge gli avversari a Barcellona '92. Le Olimpiadi sono queste, i giochi numero 30 stanno per iniziare sperando che possano regalarci ricordi indelebili, nuovi record e immagini che rimarrano nei nostri occhi per sempre...godiamoci lo spettacolo....

 
La finale dei 100 metri Berlino '36

 
                                                        100 metri farfalla Pechino '2008


                                                  100 metri piani Seoul '88

 
finale pallanuoto Barcellona '92

 
                                                  
                                                        Dream Team a Barcellona '92

                                                         Nadia Comaneci Montreal '76


                                                         fratelli Abbagnale Seoul '88

lunedì 11 giugno 2012

PRO VERCELLI: BENTORNATA NEL CALCIO CHE CONTA...


la rosa della stagione 2011/2012
Sessantaquattro anni fa, era l’ anno 1948, entrò in vigore la Costituzione Italiana, morì il Mahatma Gandhi, nacque l’ Unione europea Occidentale e venne proclamato lo Stato d’ Israele e…la Pro Vercelli militava per l’ ultima volta in serie B. Dopo più di mezzo secolo, di anni bui, vicissitudini societarie e stagioni passate nel dilettantismo finalmente la Pro, una delle società più gloriose della storia calcistica italiana, torna in uno dei palcoscenici che competono ad una squadra che ha vinto ben sette scudetti.
la formazione del primo scudetto
Nel 1922 giocatori come Rosetta (che fece scandalo in quanto venne acquistato dalla Juventus in un periodo in cui non esisteva ancora il professionismo), Perino, Ardissone e Borello conquistarono sul campo l’ ultimo tricolore, novant’anni dopo i protagonisti si chiamano Valentini, Modolo, Espinal, Fabiano e Malatesta e con le loro prodezze hanno permesso ai leoni di ritornare nel calcio che conta, un traguardo immenso per una formazione che non partiva certo con il favore dei pronostici ma che con il tempo e con l’ encomiabile lavoro di mister Braghin è riuscita a sovvertire i pareri degli esperti.
il logo dell Pro Vercelli
Quinta al termine del campionato ha prima eliminato il favoritissimo Taranto (3 a 2 al Piola e 0 a 0 davanti ai 15 mila spettatori dello Iacovone) di mister Dionigi e poi nella finalissima dei play-off il Carpi di Notaristefano. Dopo il pareggio a reti bianche in terra piemontese la gara perfetta disputata al Braglia di Modena (campo designato per l’ indisponibilità dello stadi di Carpi a causa del terribile terremoto di qualche settimana fa) dove Armenise e compagni, nonostante lo svantaggio immediato, hanno dominato gli impauriti padroni di casa ribaltando il risultato con le reti dei giovani Modolo e Iemmello e il sigillo finale di bomber Malatesta (capocannoniere della squadra con 10 reti stagionali) .
Al triplice fischio finale quindi il tripudio, un migliaio di scatenati tifosi vercellesi in delirio nel soleggiato spicchio di curva a loro destinato e l’ esultanza sfrenata di giocatori e dirigenti sul rettangolo di gioco a far da contraltare alla delusione e allo sconforto dei favoriti emiliani.
la scatenata curva del Silvio Piola
Poi tutti di corsa verso Vercelli dove all’ arrivo del pullman qualche migliaio di supporter aspettava i propri idoli per festeggiare una promozione quanto mai sudata, meritata e inaspettata. Una notte di bagordi, di caroselli per le strade della città e di fiumi di alcool ma già da oggi bisognerà tornare al lavoro per allestire una compagine pronta ad affrontare con serenità una stagione in cui gli obbiettivi saranno due: ben figurare in Serie Bwin e soprattutto dominare il derby con gli odiati cugini del Novara…  

venerdì 8 giugno 2012

SARA ERRANI: IMPRESA STORICA DIETRO L’ ANGOLO


la gioia di Sara Errani
Martina Navratilova e Serena Williams probabilmente saranno irraggiungibili ma sognare di eguagliarle, almeno una volta nella vita, non costa nulla. Quello che Sara Errani, la piccola emiliana nata a Bologna cresciuta a Massa Lombarda ed esplosa in Spagna, si appresta a vivere in questi due giorni è qualcosa che poche, anzi pochissime tenniste hanno mai potuto realizzare nella storia di questo sport. Giocare due finali, una in singolare e l’ altra in doppio, in uno dei tornei del grande slam non è da tutti, una leggenda come la Navratilova è riuscita (vincendo) per ben nove  volte nell’ impresa e nel 1985 è andata vicina ad uno storico tris (trionfo in doppio e doppio misto e sconfitta in finale dall’ eterna rivale Chris Evert) mentre l’ amazzone statunitense Serena Williams si è fermata a 6 doppiette e in due di queste occasioni ha prima sconfitto la sorella maggiore, ma solo d’ età, Venus in singolare e poi nel doppio, dove forma una delle coppie più devastanti del tennis moderno sempre con l’ inseparabile sorellona, ha massacrato le impotenti sfidanti.
le sorelle Williams in trionfo
 Il cielo di Parigi si tinge sempre più d’azzurro e per il terzo anno consecutivo, fatto quasi inimmaginabile, una nostra atleta giunge all’ atto conclusivo nel tempio della terra rossa. Dopo il doppio exploit della leonessa Francesca Schiavone (vincitrice nel 2010 e sconfitta l’ anno scorso) adesso tocca a Sara Errani portare in alto l’ onore dell’ Italia. La campionessa tascabile dal dritto micidiale e dall’ intelligenza tattica fuori dal comune dovrà vedersela però contro una delle avversarie più ostiche ed in forma del momento, la siberiana dagli occhi di ghiaccio Maria Sharapova . Sembrerebbe la classica storia di Davide contro Golia, i 164 centimetri della 25enne romagnola contro il metro e ottantotto della statuaria russa, il brutto anatroccolo (senza alcuna offesa) contro un cigno bello e splendente (Masha infatti prende cifre astronomiche dagli sponsor anche per il suo fascino) ma si sa che il tennis è uno sport strano, un gioco in cui nessuno parte già battuto a priori. La Sharapova è dotata di una potenza e di un servizio (anche se discontinuo) micidiali ma soffre questa superficie (il Roland Garros è l’ unico slam che gli manca) e negli spostamenti non è certo un fulmine di guerra. Per la nostra portacolori bisognerà ripetere la splendida prova fornita contro l’ aussie Samantha Stosur (giocatrice per certi versi simile alla russa) per riuscire in quel’ impresa sognata fin da quando, a soli cinque anni, prese in mano la sua prima racchetta.
Sharapova in un immagine di buon auspicio
La concentrazione però non sarà rivolta solo al match di domani, quest’oggi infatti giocherà la prima delle due finali raggiunte in questi pazzeschi quindici giorni. In coppia con la grande amica Roberta Vinci (le doppiste della nazionale italiana di Fed Cup) vuole portare a 6 il numero di vittorie stagionali (tra le altre anche Madrid e Roma) ma per far ciò bisognerà superare la resistenza della coppia russia Kirilenko-Petrova teste di serie numero 7 del seeding e speriamo che il detto chi ben comincia è a metà dell’ opera porti bena alla nostra Sarina….