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mercoledì 18 aprile 2012

L' INCHIESTA: MORIRE IN CAMPO: FATALITA’, NEGLIGENZA O….


Renato Curi
Mario Seghesio, portiere dell’ Andrea Doria, l’ attaccante della Roma Giuliano Taccola, il centrocampista Renato Curi e adesso il mediano del Livorno Piermario Morosini sono tutti accomunati da una tragica e terribile fine: morti su un campo da calcio (Taccola in verità perì negli spogliatoi del Sant’Elia).
Purtroppo l’ Italia non è stato l’ unico paese colpito da questi “scherzi” del destino, anzi moltissime nazioni hanno dovuto piangere vittime del rettangolo verde.  I primi casi, ad avere un certo risalto internazionale, sono stati quelli del camerunense Marc Vivian Foé, del magiaro Miklos Feher e di Antonio Puerta.
Foé, centrocampista del Manchester City e due Ligue One vinte in precedenza con le maglie di Lens e Lione, perse la vita il 26 giugno 2003 nel corso della semifinale di Confederation Cup tra i “suoi” Leoni Indomabili e la Colombia.
Foé accasciato a terra nel 2003
Feher, ventiquattrenne attaccante ungherese del Benfica, si accasciò nei minuti di recupero dell’ incontro di Superliga tra le Aquile e il Vitoria Guimaraes del 25 gennaio 2004 e, nonostante i ripetuti tentativi di soccorso da parte dello staff medico, non si rialzò mai più terminando la sua breve esistenza allo stadio Alfonso Henriques. Antonio Puerta, una vita intera con i colori biancorossi del Siviglia addosso, invece si spense il 28 agosto del 2007 dopo tre giorni di lenta agonia. Collassato durante la prima giornata di Liga contro il Getafe ebbe la forza di rialzarsi e riuscire ad andare negli spogliatoi dove però altri arresti cardiaci (dovuti ad una malformazione mai riscontrata) ne decretarono la tragica fine. 
Puerta, capitano del Sevilla
Il calcio però non ha pianto solo campioni affermati come Dani Jarque, capitano dell’ Espanyol deceduto nell’ agosto 2009 durante uno stage della sua squadra a Coverciano o come il nazionale giapponese Naoki Matsuda scomparso l’ estate scorsa durante una sessione di allenamento. Nel campionato brasiliano sono morti ben tre giocatori: Paulo Sergio Oliveira detto Serginho durante un Sao Caetano-San Paolo del 2004, Joao Pedro, laterale del Recife nel lontano 1990 e Frederico Da Costa del Mesquita (squadra di seconda divisione dello stato di Rio) nel 2010. La patria del samba però ha avuto anche altri due connazionali morti in terra straniera: Calmito Augusto perì nel 1995 in Belgio, Cristiano Junior invece mori’ nel 2002 dopo un terribile scontro con il portiere nella finale del campionato indiano.
Anche la “grande Africa” ha avuto le sue disgrazie. Chaske Nsofwa, nazionale dello Zambia, è deceduto nel 2007 con indosso la maglia della sua squadra, l’ Hapoel Be’er Sheva formazione israeliana. Lokissimbaye Loko, centrocampista del Ciad e dei francesi dell’ FC Beaumontois è stato stroncato da un infarto nell’ aprile dello scorso anno mentre del novembre successivo è la notizia della tragica scomparsa del nigeriano Bobsam Elejiko che militava nella seconda divisione belga nel K. Merkesem.
Paradossale invece la storia del semidilettante croato Goran Tunij. Dopo essere collassato in campo è stato ammonito dall’ arbitro per simulazione e prima che il direttore di gara si rendesse veramente conto della situazione, per il “Pippo Inzaghi” di Mladost era ormai troppo tardi.  
giocatori di Tottenham e Bolton attorno a Muamba
Lionello Manfredonia e Fabrice Muamba invece possono ritenersi fortunati. Colpiti entrambi da attacco di cuore, il primo in un Bologna- Roma del 1989 e il secondo in un Tottenham-Bolton di qualche settimana fa, sono stati salvati dalla tempestività dei soccorsi e dall’ uso del defibrillatore cosa che non possono dire il francese Clement Pinault (morto nel 2009 a Clermont) e il connazionale David Di Tommaso (deceduto nel 2004 in un incontro tra il suo Utrecht e l’ Ajax) che sono gli ultimi due che si aggiungono ad una lista nera che sembra non avere mai fine.
La tragica fine del bergamasco Piermario Morosini, sfortunato sino all’ ultimo istante di vita (orfano, un fratello morto suicida ed una sorella handicappata), ha riaperto una serie di interrogativi che da troppo tempo giacevano nel dimenticatoio. Come può un atleta professionista morire in una maniera cosi assurda? Le ipotesi possono essere svariate: un calciatore viene riempito di farmaci per non sentire la fatica e il dolore e quindi non riesce a rendersi conto in tempo del problema (ipotesi A), gli esami per l’ idoneità sportiva non sono così accurati da cogliere eventuali anomalie genetiche all’ interno dei singoli casi (ipotesi B), il ritardo nel prestare i soccorsi e la mancanza di defibrillatori sui campi da gioco influisce negativamente sulla possibile salvezza di un atleta (ipotesi C) oppure, come dice il presidente del Livorno Aldo Spinelli, è tutta colpa del destino funesto (Hernan Gaviria, morto durante un allenamento colpito da un fulmine ne sa qualcosa). Ai posteri l’ ardua sentenza…







martedì 27 marzo 2012

SERIE A BASKET: IL DECLINO DELLA PALLACANESTRO ITALIANA


Tutti i tifosi italiani si aspettavano di vedere sui vari parquet dello Stivale Kobe Bryant sciorinare giocate di alta classe e spettacolarità invece il lockout Nba ha fatto arrivare, Gallinari a parte, nel Belpaese solamente modesti mestieranti della palla a spicchi. I vari Dajuan Summers, poi tagliato immediatamente da Siena, Omar Cook, play titolare di Milano, Jr Bremer (compagno del play “macedone” nell’ Emporio Armani), Douglas-Roberts, sbarcato a basket-city come top player, e Sean May di Montegranaro diciamo la verità tutti assieme non posseggono neppure un decimo dell’ appeal che ha il “black mamba”. 
Kobe Bryan star dei LA Laker
Anche se per un numero limitato di partite, vedere in Italia uno dei giocatori più forti nella storia del basket avrebbe sicuramente contribuito a rivitalizzare uno sport che, grazie anche alla cattiva gestione nella diffusione televisiva della massima serie, sta entrando in una spirale negativa che sembra non avere fine. L’ addio della famiglia Benetton, storico marchio che ha legato il suo nome ai grandi successi della Pallacanestro Treviso, l’ aver abbandonato Sky Sport per gettarsi a capofitto nelle braccia di Rai e La7 e i cattivi rapporti tra la Lega e la Federazione sono solo alcune delle gocce che stanno facendo traboccare un vaso ormai troppo colmo di problemi.
l' ennesimo trionfo della Montepaschi Siena
La qualità media della Serie A si è notevolmente abbassata basta vedere il rullino di marcia della capolista. La Mens Sana Siena che da un lustro domina letteralmente il nostro campionato non aveva mai subito un numero cosi alto di sconfitte in stagione regolare (ben 6 quando mancano ancora 8 giornate alla fine) e domina solamente un’ unica voce nelle statistiche di squadra (quella dei punti segnati con una media di 79.4 a gara). Il primato della banda Pianigiani chiaramente non è in discussione ma solamente perché le dirette inseguitrici hanno ancora più problemi della capolista. Due grandi squadre come Milano e Bologna faticano a trovare una certa continuità di rendimento cosa che le vede, prima protagoniste di prestazioni roboanti  e subito dopo sconfitte clamorosamente da formazioni ampiamente alla portata. 
Scariolo coach dell' EA7 Milano
Soprattutto Milano, allenata dal bresciano Sergio Scariolo (grande coach in Spagna ma che non si confrontava con la realtà italiana da ben 15 anni) e con un roster potenzialmente ancora più competitivo di Siena, sta deludendo le attese del pubblico. Da una formazione che può schierare giocatori come Bourousis e Fotsis, due totem del basket greco e protagonisti per anni sui parquet dell’ Eurolega, come Malik Hairston (dominatore del campionato l’ anno passato con la Montepaschi), due nazionali azzurri come Mancinelli e Gentile e che aveva in squadra anche un grande realizzatore come Drew Nicholas (2 Euroleghe conquistate con la maglia del Pana) tagliato qualche settimana fa per scarso rendimento, francamente ci si poteva aspettare di più di uno scialbo sesto posto frutto di 14 vittorie e ben 10 sconfitte. Dai problemi delle cosiddette “grandi” ne approfittano le piccole squadre e le sorprese del momento.
Basile della Bennet Cantù
Cantù ormai è diventata una realtà e la squadra di coach Trinchieri, cresciuta mentalmente anche dopo le grandi prestazioni in Europa, si candida seriamente come l’ antagonista principale allo strapotere toscano. Anche Sassari, dopo aver stupito tutti la stagione passata, si sta riconfermando ad altissimi livelli e con la freschezza e l’ imprevedibilità dei due cugini Diener darà del filo da torcere a tutti gli avversari che incroceranno i sardi nei play-off. La grande sorpresa del campionato è però sicuramente Venezia.
Young e Bowers di Venezia
Da Cenerentola della Serie A, ammessa al campionato dopo grandi battaglie legali fatte di ricorsi e controricorsi ai vari organi di giustizia (altro episodio che ha messo in ridicolo il basket italiano), a seconda in classifica il passo sembra lunghissimo eppure la squadra di Mazzon, guidata in campo dal trio a stelle e strisce Young-Clark-Slay, non vorrà certamente arrendersi adesso e vorrà regalare ai propri tifosi un lieto fine a questa favola in salsa lagunare.
Altre storiche protagoniste della Serie A come Varese, Treviso e Roma (l’ unica squadra che ha un italiano tra i primi venti top scorer della Lega e già questo dovrebbe fotografare il momento che vive la pallacanestro nostrana)  si barcamenano nei bassifondi della classifica alla ricerca di sporadiche vittorie che servono a rendere meno amaro il boccone per l’ ennesima stagione al di sotto delle attese. Aspettando per l’ ennesima volta un serio e degno avversario per contrastare la monotonia cromatica bianco-verde che dura ormai da troppo tempo ci si augura, già dall’ anno prossimo, che il campionato italiano di Serie A possa risollevarsi dalle macerie create dalla gestione Renzi perché gli appassionati, coloro che si emozionano nel sentire la frase “I love this game”, meritano veramente uno spettacolo migliore. 


giovedì 22 marzo 2012

SFIDE RAI 3: LO SPORT SOTTO UN ALTRO PUNTO DI VISTA…


Nato nel 1999 e in onda, fin dal suo esordio, su Rai 3 in seconda serata (tranne alcuni speciali trasmessi in prima fascia) questo programma racconta lo sport in chiave giornalistica. Immagini, parole, interviste e musica si fondono insieme per far vivere allo spettatore i personaggi e i momenti più significativi della storia sportiva italiana e non. Nato da un’ idea di Simona Ercolani, autrice tv che passa costantemente da programmi ad elevato tasso culturale come Sfide, Matador (uno speciale che ripercorre la carriera di Mentana, Vespa, Santoro e Lerner) e Wild "Oltrenatura" a produzioni di “tv spazzatura” come la Talpa, Uman e La Pupa e il Secchione, coadiuvata da Andrea Felici, Claudio Moretti e Cosimo Calamini questo splendido rotocalco ha fatto riaffiorare storie ed aneddoti che i più si erano scordati. Dal miracolo dell’ Avellino nell’ ’80-‘81, salvatosi da una retrocessione certa in serie B con l’ Irpinia devastata dal terremoto, all’ exploit di James “Buster” Douglas capace, nella sorpresa più generale, di sconfiggere sul ring di Tokyo il leggendario “Iron” Mike Tyson, passando per Marco Pantani e il suo diario fatto di cadute, vittorie, eccessi ed una morte atroce e in completa solitudine e finendo con il raccontarci di sportivi passati alla leggenda come Gilles Villeneuve o Ayrton Senna. Heroes di David Bowie (la canzone della sigla iniziale), le voci inconfondibili di Ughetta Lanari e Alberto Lori sono solo alcuni degli elementi, insieme alle migliaia di immagini recuperate dall’ infinito archivio Rai, che compongono un mosaico che rende di Sfide, a mio modesto giudizio, il programma sportivo più bello nella storia della televisione nostrana.



 







mercoledì 14 marzo 2012

SERIE A VOLLEY FEMMINILE: AL VIA I PLAYOFF

Si riconfermeranno campionesse le ragazze della Foppapedretti Bergamo?Sarà la volta buona per il primo tricolore di Villa Cortese?La Yamamay Busto Arsizio dopo aver dominato la stagione regolare riuscirà a reggere la pressione di grande favorita?Le sorprese Piacenza e Modena coronerrano la loro favola?DCon tutti questi interrogativi partono stassera i playoff, edizione numero 29, una lunga serie di partite che decideranno chi si contenderà il titolo nell atto finale della manifestazione, in una delle stagione più incerte della storia.
I numeri, fino ad ora, propenderebbero dalla parte di Busto Arsizio che in tutto il campionato è stato sconfitta una sola volta (guarda caso dalla Chateau D'Ax Urbino avversarie anche nei play off di Coppa Cev) dominando letteralmente tutte le avversarie (10 vittorie 3-0; 8 per 3-1 e 1 al tie-break) e mettendo in mostra una super coppia di sorelle: Aneta e Helena Havlickova sono infatti rispettivamente, al secondo posto con 344 punti messi a segno e al sesto posto con 308 punti vincenti realizzati nella speciale classifica dei top scorer.
la Yamamay vincitrice della stagione regolare
Le avversarie dei quarti sono però una squadra da prendere con le molle: l' Asystel Novara dell' esperto Gianni Caprara (3 Coppe dei Campioni e 2 scudetti con Bergamo e un Campionato del Mondo sulla panchina della Russia) può contare infatti su una coppia di schiacciatrici slave di tutto rispetto: Horvath e Barun e sulla freschezza della nazionale Barcellini. Nonostante nelle tre sfide di questa stagione le ragazze di Parisi abbiano fatto un sol boccone del sestetto piemontese (9 set a 0 lo score) i playoff sono un altra cosa e ci si aspetta un sostanziale equilibrio che sarà rotto solamente da piccoli dettagli all' interno di una serie che si preannuncia quanto mai combattuta.
Un gradino sotto le bustocche bisogna inserire di diritto le "cugine" della MC-Carnaghi Villa Cortese. Le varesini infatti si sono classificate immediatamente alle spalle della Yamamay (anche se staccate di 14 punti) e possono schierare in campo una vera e propria corazzata: dall' italo-canadese Pavan (miglior marcatrice del campionato) alla portoricana Cruz passando per la palleggiatrice a stelle e strisce Berg e finendo con le due sorelle Bosetti, Marcello Abbondanza (allenatore ormai da tre stagioni alla corte del presidente Gian Carlo Aliverti) ha tra le mani un bolide di formula uno (come dimostra l' accesso alla Final Four di Champions League ai danni di Bergamo) solo da condurre verso un traguardo ricco di successi. Il primo turno di questi play-off di casa nostra però gli ha messo contro una delle formazioni più forti (sulla carta) e vincenti degli ultimi anni (3 scudetto di fila dal 2008 al 2010). La Scavolini Pesaro infatti, nonostante una stagione disastrosa su tutti i fronti con il conseguente cambio di allenatore da Tofoli a Pedullà, è sempre una squadra di tutto rispetto e con un roster importante: la diagonale palleggiatore-opposto Ferretti - Ortolani e le due straniere Klineman- Brinker non possono certo far dormire sogni tranquilli a Guiggi (la grande ex) e compagne. La storia poi racconta che l' ultima volta che le due formazioni si sono affrontate ai playoff (nella finale scudetto 2009-10) furono proprio le marchigiane a dominare (la serie terminò 3 a 0) e quindi, anche in questo caso, nulla è dato per scontato.
la Arrighetti e la Signorile di Bergamo

Altra sfida ricca di significati è quella tra le marchigiane dello Chateaux D'Ax Urbino e le orobiche della Norda Foppapedretti Bergamo. Le prime, terze classificate nella regular season, sfoderano un collettivo di tutto rispetto nel quale spiccano le individualità delle due serbe Djerisilo e Blagojevic e della centralona made in Italy Ilaria Garzaro. Dall' altra parte della rete invece ci sono le campionesse in carica di Bergamo, otto volte vincitrici dello scudetto, che, già eliminate da tutte le competizioni, vedono nei play-off l' ultima spiaggia per dare una svolta ad una stagione amara di successi. Piccinini, Di Iulio, Arrighetti e Merlo sono nomi che danno da soli garanzia di successi e questa interessantissima sfida farà emergere i reali valori dei due sestetti.
Tay Aguero con la maglia della Liu Jo
L' ultima sfida, ma non per importanza, vede di fronte quelle considerate da tutti come le sorprese della stagione. La Rebecchi Piacenza, arrivata sorpendentemente anche alla finale di Coppa Italia, è infatti alla prima partecipazione assoluta ai play-off; per le avversarie di Modena invece siamo solo alla seconda partecipazione. Le piacentine hanno costruito un solido sestetto dove l' esperienza di veterane come Pachale, Leggeri, Turlea e Lehtonen è servita per raggiungere un inaspettato quarto posto finale (31 punti ma in vantaggio negli scontri diretti contro Modena e Bergamo appaiate a loro in classifica) mentre le modenesi, sulla falsariga delle corregionali, posso disporre dell' esperienza di atlete del calibro di Aguero , Rinieri, Croce e Paggi. Si preannuncia quindi anche questa come una sfida entusiasmante, l' ennesima disfida che si giocherà sul filo del rasoio in una delle stagioni più incerte della storia della pallavolo nostrana.




67° CAMPIONATO PALLAVOLO FEMMINILE A1 – Play Off Scudetto
Quarti di Finale – Il programma di Gara 1
Mercoledì 14 marzo ore 20.30

A Piacenza: Rebecchi Nordmeccanica Piacenza – Liu Jo Volley Modena (diretta Rai Sport 1)
Arbitri: Giulio Astengo – Armando Simbari
A Castellanza (VA): MC-Carnaghi Villa Cortese – Scavolini Pesaro
Arbitri: Maurizio Cardaci – Antonino Genna
Giovedì 15 marzo ore 20.30
A Urbino: Chateau d’Ax Urbino Volley – Norda Foppapedretti Bergamo (diretta Rai Sport 1)
Arbitri: Giampiero Perri – Massimo Marchello
A Busto Arsizio (VA): Yamamay Busto Ars    

Il resto del programma dei Quarti di Finale
Gara 2
Sabato 17 marzo ore 20.30

Liu Jo Volley Modena – Rebecchi Nordmeccanica Piacenza
Scavolini Pesaro – MC-Carnaghi Villa Cortese (diretta Rai Sport 1)
Lunedì 19 marzo ore 20.30

Asystel Volley Novara – Yamamay Busto Arsizio (diretta Rai Sport 2)
Norda Foppapedretti Bergamo – Chateau d’Ax Urbino Volley

Ev. Gara 3
Martedì 20 marzo ore 20.30 (*una gara in diretta su Rai Sport 1)

Rebecchi Nordmeccanica Piacenza – Liu Jo Volley Modena
MC-Carnaghi Villa Cortese – Scavolini Pesaro
Mercoledì 21 marzo ore 20.30
Yamamay Busto Arsizio – Asystel Volley Novara
Chateau d’Ax Urbino Volley – Norda Foppapedretti Bergamo

venerdì 9 marzo 2012

APOEL NICOSIA: LA FAVOLA CONTINUA


l' undici dell' Apoel Nicosia
Cenerentola, Biancaneve, Hansel e Gretel e l’ Apoel Nicosia cos’ hanno in comune? I primi quattro sono tra i più famosi protagonisti delle fiabe, l’ Apoel invece sta riscrivendo le pagine della storia calcistica raccontandoci una favola dei tempi moderni.
Nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere una squadra cipriota nelle magnifiche otto della Champions League eppure è la realtà. L’ ennesima impresa, questa volta ai danni della formazione transalpina del Lione, è valsa infatti un posto nei quarti di finale della Coppa Campioni e adesso chiunque affronterà la squadra di Ivan Jovanovic che sia il Barcellona, il Milan o il Real Madrid (se dovesse passare il turno) dovrà temere la ferrea volontà e determinazione di una squadra, di un popolo interno che non vuole smettere di sognare proprio adesso.
L’ Apoel, la squadra più blasonata di Cipro con i suoi 21 titoli nazionali, le 19 coppe di Cipro e le 12 supercoppe, era riuscito solo una volta a superare un turno di una competizione europea. Bisognare ritornare alla stagione 2002-03 quando, dopo essere stati eliminati dai preliminari di Champions, riuscirono a superare il primo turno di Uefa ai danni del Graz prima di essere brutalmente eliminati dai tedeschi dell’ Herta Berlino (5 a 0 nel doppio confronto).  La vittoria di ieri allo Stadio NEO Gsp (Pancyprian Gymnastic Stadium) se confrontata con tutti i risultati europei delle stagioni precedenti può far rendere l’ idea della grande impresa che Ailton e compagni hanno compiuto.
La Champions League 2011-12 per i giallo blu è iniziata già il 12 luglio dell’ anno scorso, periodo in cui tutti i calciatori professionisti sono ancora tranquillamente in vacanza, quando hanno dovuto affrontare il 2° turno preliminare. Dopo essersi sbarazzati agevolmente degli albanesi dello Skenderbeu (2 a 0 fuori casa e 4 a 0 nel ritorno) è iniziata una cavalcata trionfale che non è ancora arrivata al capolinea. Nel terzo turno preliminare sono gli slovacchi dello Slovan Bratislava (guidati in panchina da Weiss, giustiziere dell’ Italia ai mondiali sudafricani con la nazionale mitteleuropea) a cedere il passo alla squadra di Nicosia mentre nel quarto e ultimo turno preliminare a soccombere a Nuno Morais e soci sono stati i polacchi del Wisla Cracovia dell’ ex messinese Ivica Iliev. 
Dionisis Chiotis
Arrivati per la seconda volta nella loro storia ai gironi di Champions (la prima volta nel 2009-10 chiusero ultimi il proprio girone con 3 pareggi e altrettante sconfitte) in questa occasione l’ emozione per un nuovo debutto nel palcoscenico che tutti sognano non si è fatta sentire anzi…in un girone tutt’altro che facile sono riusciti addirittura a chiudere la prima fase in “first position”. Gli avversari dell’ Apoel nel raggruppamento G erano: i campioni uscenti della Premier League Russa cioè lo Zenit San Pietroburgo di Luciano Spalletti e Mimmo Criscito; i pluridecorati ucraini (vincitori tra le altre cose della Uefa 2009 ed arrivati nella precedente edizione di Champions fino ai quarti) dello Shakhtar Donetsk, guidati in panchina dal giramondo Mircea Lucescu e con una “rosa” a tinte verdeoro (sono ben 8 infatti i brasiliani sbarcati sul fiume Kalmius) ed infine i campioni uscenti di Europa League, il Porto (che nella stagione precedente, con Villas Boas in panchina, aveva letteralmente dominato il campionato lusitano) di Hulk, di Joao Moutinho e del “bandido” James Rodriguez.
Le vittorie, in casa, contro Porto e Zenit, i tre pareggi e l’ unica sconfitta, per altro ininfluente, rimediata all’ ultima giornata contro lo Shakhtar hanno così permesso alla compagine della terza isola più grande del Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna) di terminare davanti a tutti questo proibitivo girone.
una formazione del Lione avversario negli ottavi di finale

L’ urna di Nyon, sede dell’ Uefa, aveva poi regalato ai ragazzi del presidente Kyriakos Zivanaris uno scontro forse ancora più duro dei precedenti nel primo turno ad eliminazione diretta. La strada per arrivare ai quarti di finale infatti è stata assai complicata visto che gli avversari sul campo erano i 7 volte campioni di Francia (vittorie colte consecutivamente) dell’ Olympique Lione. Nonostante si fossero qualificati solo all’ ultima giornata del proprio girone con un rocambolesco e quanto mai sospetto 7 a 1 contro la Dinamo Zagabria (con tanto di sorrisi e occhiolini, da parte dei croati, ad ogni gol dei transalpini) la squadra di Remi Garde è una compagine fortissima e che può contare su giocatori di tutto rispetto, un mix di esperienza e gioventù, che solo due anni prima era arrivata fino alle semifinali di Coppa dei Campioni. Lisandro Lopez, Michael Bastos, Aly Cissokho, Cris e Hugo Loris sono solo alcuni dei nomi che compongo una rosa ampia e ben collaudata.
L’ andata, giocata in uno Stade de Gerland pieno all’ inverosimile, è stata un assalto all’ arma bianca da parte di Lopez e compagni che hanno letteralmente assediato l’ area cipriota per l’ intero incontro. Il fortino eretto da Dionisis Chiotis ha resistito per un’ ora prima di essere scalfito dal gol partita del giovanissimo Lacazette, comunque un risultato positivo per una squadra che nella sua storia recente non aveva mai vinto in trasferta in Champions (5 pareggi e 2 sconfitte).
la curva dei supporters dell' Apoel
Il 7 marzo 2012 poi verrà ricordato ai posteri come una data memorabile nella storia sportiva di Cipro. Tre immagini racchiudono sinteticamente la gara di ritorno: uno stadio stracolmo dove vivevano i sogni e le speranze di 800 mila ciprioti, il gol partita del brasiliano Gustavo Manduca e l’ esultanza sfrenata del portiere greco Chiotis, eroe di giornata con i suoi due rigori parati. Proprio lui, novello Achille perché proprio come il “Pelide” è sembrato a tratti invincibile e insuperabile, arrivato da Atene in cerca di gloria in questa isola ricca di contraddizioni etniche verrà ricordato come simbolo di un sogno…un sogno da cui speriamo non ci si possa mai svegliare…………….