Visualizzazioni totali

domenica 4 marzo 2012

JUVE-CHIEVO: LO SCUDETTO SEMPRE PIU' IN SALITA


Per la prima volta sono riuscito ad andare al nuovissimo Juventus Stadium, una giornata però dal sapore agro-dolce. Dolce perchè assistere ad uno spettacolo all' interno di questo moderno e tecnologico campo di gioco è veramente appagante. Già da fuori l' atmosfera che si respira è quella delle grandi occasioni: i geni del marketing e dell' archittetura si sono dati un gran daffare per realizzare un gioiello del genere in una nazione obsoleta come l' Italia (in campo di impiantistica per il gioco del calcio si intende). Negozi, store, visione interna ed esterna della struttura sono costruiti con perizia e nessun dettaglio è lasciato al caso...niente da dire l' attesa è valsa il prezzo di biglietto, autostrada e benzina. Agro perchè la partita non è andata nel verso giusto, nonostante l' ulteriore stimolo di dover vincere a tutti i costi per riavvicinare il Milan, che nel pomeriggio grazie alle magie di Ibracadabra ha letteralmente demolito il Palermo, Buffon e compagni si sono fatti fermare sul pari dopo una partita sciatta e contro un Chievo privo anche del proprio uomo simbolo (Pellissier). Dopo un primo tempo letteralmente dominato, i clivensi hanno difeso per 45 minuti cercando di colpire solo in contropiede, è mancato per l' ennesima volta quel killer instinct che permette alle grandi squadre di chiudere definitivamente un incontro e così nel secondo tempo, quando ormai pareva tutto deciso, una disattenzione collettiva della difesa ha permesso al semisconosciuto difensore senegale Dramè di regalare un punto d'oro alla squadra di Mimmo Di Carlo.
Le pagelle dell' incontro:
BUFFON: 6,5 decisivo due volte su Thereau, sul gol riesce solo a toccare la palla ma è Bonucci a spingerla nel sacco
LICHTSTEINER: 5,5 l' elvetico, decisivo fino ad oggi nella stagione bianconera, sembra aver la spia della riserva accesa
BARZAGLI: 6 sempre preciso e puntuale, purtroppo un lieve infortuno lo costringe ad uscire dopo nemmeno mezz'ora
BONUCCI: 5,5 nonostante la pioggia di fischi al suo ingresso in campo si disimpegna egregiamente fino alla sfortunata azione del gol del Chievo: calimero...
CHIELLINI: 5.5 sempre scomposto nei suoi interventi ma con la genersoità cerca di colmare le lacune tecnico-tattiche, sul gol non è posizionato al meglio
DE CEGLIE: goleador di giornata e spina nel fianco della difesa veronese, con le sue accellerazioni e sgroppate sulla fascia sinistra crea pericoli costanti, mezzo voto in meno perchè l' azione del pareggio parte nella sua zona di competenza
CACARES: 6 senza infamia e senza lode, il centrale nella difesa a tre comunque non è il suo ruolo
PADOIN: 6,5 il più pericoloso, moto perpetuo gioca bene sia in fase di interdizione che in fase conclusiva: due suoi grandi tiri vengono respinti magnificamente dall' estremo difensore ospite
PIRLO: 6 sciorina classe ad ogni tocco di palla, meno ispirato del solito ma sempre decisivo
MARCHISIO: 5 come per Lichtsteiner anche per il nuovo Tardelli le batterie sono quasi esaurite, urge di un meritato e salutare riposo
GHIACCHERINI: 6,5 esterno di sinistra nel 4-4-2 iniziale, insieme a De Ceglie crea sempre scompigli e pericoli sulla sua fascia, un intervento nel primo tempo ai suoi danni grida al rigore
DEL PIERO: 6 nel quarto d' ora concessogli da Conte sembra non aver dimenticato come si gioca, vicinissimo al gol dopo un bellismo uno-due con Vucinic
VUCINIC: 4,5 il peggiore in assoluto, abulico, più dannoso che utile sembra sempre svogliato, i fischi dello stadio non lo scuotono anzi...in una parola: spaesato
MATRI: 5,5 lotta da solo contro i due marcantoni del Chievo, fa salire la squadra ma non riesce mai a rendersi pericoloso andando alla conclusione: acqua cheta....
CONTE: 5 sbaglia formazione iniziale dando per l' ennesima volta fiducia a Mirko Vucinic, sull' 1 a 0, invece di provare ad inserire un attaccante che potesse far salire la squadra e tentare il colpo del ko si chiude inserendo Cacares e passando al 3-5-2, troppo prudente e sperando nel detto sbagliando si impara spero che non ripeterà più certi errori.

SORRENTINO: 7,5 strepitoso in almeno tre interventi, due volte su Padoin ed una su Pirlo, se il Chievo torna a Verona con un punto il merito è soprattutto suo
FREY: 5,5 i pericoli maggiori la Juve li crea proprio sulla sua fascia e lui fatica a contenere l' irruenza di De Ceglie e Giaccherini
ANDREOLLI e ACERBI: 6 non hanno vita dura con le torri juventine, Matri e Vucinic pungono poco e loro chiudono con le buone e le cattive tutte le falle
DRAME': 6,5 tignoso e coriaceo, probabilmente andava espulso per un brutto intervento su Lichtsteiner ma il gol lo ripaga da una prestazione di gran cuore
LUCIANO e SAMMARCO: 5,5 entrambi reduci da numerosi problemi fisici faticano ad entrare nel ritmo partita e vengono surclassati dai centrocampisti juventini
BRADLEY: 6,5 l' americano gioca una gara di sostanza, quanto fiato abbia e quanti chilometri abbia corso lo sa solo lui
RIGONI: 6 cerca di rendere la vita dura a Pirlo, con l' aiuto del pelato del New Jersey, e ci riesce
THEREAU: 6 nonostante l' altezza questo francesino ha piedi buoni e cervello fino e là davanti fa faticare non poco la retroguardia bianconera
PALOSCHI: 5,5 terminale offensivo della squadra giallo-blu, è troppo leggero per reggere a certi livelli
MOSCARDELLI: 6 il suo ingresso rivitalizza il Chievo, questo novello samurai (nella capigliatura) non si da mai per vinto e cerca sempre di rendersi pericoloso
HETEMAJ: 6 anche lui come Moscardelli da sostanza e verve al secondo tempo dei veneti
DI CARLO: 6,5 nel primo tempo schiera una squadra troppo rinunciataria ma nella ripresa, grazie ai cambi da lui apportati, il Chievo cambia faccia e riesce a strappare un pareggio che vale quanto tre punti. 

venerdì 24 febbraio 2012

MILAN-JUVE: L' ANALISI DELLA SFIDA SCUDETTO

 Era dall' 8 maggio 2005, data dello scontro al vertice giocato a San Siro e vinto dalla Juve per 1 a 0 con rete di David Trezeguet su assist in rovesciata di capitan Del Piero, che il "derby" tra le due squadre più blasonate d' Italia non era così sentito. La fiera rivalità tra le due compagini si era affievolita un po' negli ultimi anni, la Juve post calciopoli infatti non riusciva a riemergere dal fango gettatogli addosso dopo la precoce sentenza mentre anche il Milan, colpito in parte dal processo, faticava a contrastare lo strapotere dell' Inter, l' unica società emersa candida e pulita dallo scandalo intercettazioni.
L' anno scorso il Milan, ringalluzzito dallo straordinario apporto di Zlatan Ibrahimovic, ha sovvertito i pronostici conquistando agevolmente il suo diciottesimo scudetto e candidandosi automaticamente come la favorita per il titolo di quest'anno, la Juve invece, rivitalizzata dalla cura Conte, sta dimostrandosi squadra tosta e fin'ora l' unica formazione in grado di scalzare i rossoneri dal trono.
Se guardiamo i due precedenti stagionali (2 a 0 in campionato e 2 a 1 in Coppa Italia) i bianconeri parrebbero leggermente favoriti ma le ultime prestazioni dell' undici di Allegri (vittorie contro Udinese e Cesena a cui si aggiunge la straordinaria partita di Champions League contro l' Arsenal) non possono far dormire sereno un mister preparato e meticoloso come Antonio Conte.

Le indiscrezioni dell' ultim'ora, compresa quella che ha confermato definitivamente la squalifica di Ibra, vedrebbero i milanesi scendere in campo con un 4-3-1-2 con il rientro di Nesta al centro della difesa, la conferma di Muntari a centrocampo (subito in gol in debutto) e il rientro dal primo minuto di Alexandre Pato al fianco di un galvanizzato Robinho. Nei bianconeri invece non tutti i dubbi sono sciolti, certo il trio difensivo Barzagli-Bonucci-Chiellini e quello di centrocampo Pirlo-Vidal-Marchisio, sono infatti in ballottaggio quattro giocatori per due maglie. Sulla sinistra la sfida è tra il rientrante Pepe (elemento fondamentale per il gioco bianconero ma un po' a corto di ossigeno) e il paraguagio Estigaribbia mentre in avanti uno tra lo sgugnizzo Fabio Quagliarella (in ottima forma dopo il tremendo infortunio della stagione passata) e l' ex cantera rossonera Alessandro Matri (ultimamente un po' appannato ma pur sempre il capocannoniere della squadra) giocherà al fianco del fantasioso ma poco prolifico Mirko Vucinic.
Proviamo a giocare anche un po' con i numeri cercando di racchiudere sinteticamente il valore di questa sfida: 201 volte è il numero delle sfide disputate dalle due compagni, 61 le vittorie rossonere, 70 quelle juventine così come i pareggi. A San Siro leggere predominio dei padroni di casa: in 76 incontri 26 vittorie contro le 18 bianconere e 32 pareggi. Negli ultimi 10 scontri diretti (disputati sia a Milano che a Torino) il risultato pende invece a favore degli uomini di Conte (4 vittorie a 3).
Per quanto riguarda il 2011-12 invece il bilancio è questo: 50 sono i punti in classifica di Nesta e compagni frutto di 15 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte, 48 le reti fatte e 21 quelle subite. In casa il Milan ha vinto 7 volte pareggiato in 3 occasioni mentre solo nel derby con l' Inter è stata sconfitta. La Juventus invece è seconda (virtualmente potrebbe essere in testa visto che ha una partita da recuperare) con 49 punti ed è l' unica squadra dei principali campionati europei ad essere imbattuta (13 vittorie e 10 pareggi). 36 le reti fatte (5 dai difensori, 17 dai centrocampisti e solo 14 dalle punte) e 14 quelle subite ed ha un bilancio esterno di 5 vittorie e 6 pareggi.
Questa sfilza di numeri è la dimostrazione che l' incontro sarà sicuramente equilibrato, un match in cui vincerà chi saprà mettere in pratica al meglio la famosa legge delle 3 C: cuore, coraggio y cojones e quel pizzico di fortuna che in certi casi non guasta mai... 



giovedì 23 febbraio 2012

VIAREGGIO CUP: L’ ENNESIMO TRIONFO DELLA JUVENTUS


Ernesto Castano, Franco Carrara, Alessandro Del Piero, Corrado Grabbi, Ruben Olivera, Raffaele Palladino, Simone Bentivoglio, Paolo De Ceglie, Claudio Marchisio, Sebastian Giovinco, Luca Marrone, Albin Ekdal e Ciro Immobile…Chi sono?Sono solo alcuni dei protagonisti principali delle vittorie della Juventus Primavera al Torneo di Viareggio, la manifestazione giovanile più conosciuta al Mondo.
Nato nel 1949 la Viareggio Cup Word Football Tournament Coppa Carnevale è da considerarsi a tutti gli effetti un campionato del mondo per club riservato alle formazioni primavera dei principali club mondiali, qui, da più di sessant’anni, sono nati giocatori che hanno fatto la storia di questo sport: da Mazzola a Pazzini passando per Scirea, Causio, Totti, Zambrotta, Amauri e Schweinsteiger i principali interpreti “all time” del soccer hanno deliziato il pubblico dello Stadio “dei Pini” di Viareggio.
La Juventus ha preso parte a quarantaquattro edizioni del torneo raggiungendo la finale in ben 13 occasioni e cogliendo il successo per otto volte (record della manifestazione insieme a Fiorentina e Milan). La prima finale, coincisa anche con la prima partecipazione assoluta della squadra piemontese, è nel 1953 (sconfitti dal Milan per 2 a 0), per il primo trionfo bisogna aspettare ancora qualche anno (nel frattempo nel 1954 i bianconeri furono nuovamente sconfitti in finale ma questa volta dal Vicenza) e precisamente nel 1961 quando Ernesto Castano e compagni riuscirono nell’ impresa di vendicare l’ amara sconfitta subita sette anni prima battendo per 2 a 0 la Lanerossi Vicenza. Da lì in avanti solo cocenti delusioni e per vedere la Juventus sul gradino più alto del podio bisogna aspettare ben 33 anni ed andare all’ edizione numero 46 quando la squadra, allenata dall’ ex bandiera Antonello Cuccureddu,e  guidata in campo dal tridente formato da Del Piero, Rocchi e Grabbi   riesce a battere per 3 a 2 in finale la Fiorentina.
i due prodotti del vivaio: Marchisio e Giovinco
Poi quasi due lustri di buio totale fino ad arrivare al 2003. Da lì in avanti la Vecchia Signora batterà ogni record: 7 finali in 10 anni (l’ unica sconfitta nel 2006 contro i semi sconosciuti uruguaiani del Juventud), 6 vittorie di cui 3 consecutive, 16 gol fatti e 4 subiti negli atti finali della manifestazione e una quantità impressionante di giovani fenomeni usciti dalla cantera di Corso Galileo Ferraris.
Nel 2003, sotto la guida illuminante di Gianpiero Gasperini, a mettersi in mostra sono David Chiumento, considerato dai più come il nuovo Del Piero ma poi persosi in una goccia d’ acqua, Ruben Olivera (ora alla Fiorentina), il laziale Konko, il terzino della Nazionale italiana Mattia Cassani e il difensore centrale della Sampdoria Daniele Gastaldello.
Nel 2004, nonostante l’ addio di Gasperini trasferitosi al Crotone, inizia una dei quinquenni più felici della storia giovanile juventina. L’ arrivo in panchina di Vincenzo Chiarenza porta una ventata di entusiasmo e con l’ allenatore di Termini Imerese la primavera conquista uno scudetto, due coppe italia, due supercoppe e due tornei di Viareggio consecutivi. Nel primo trionfo (3 a 0 secco all’ Empoli nella finalissima) si mettono in luce Raffaele Palladino (ora al Parma), il centrocampista Simone Bentivoglio e il velocissimo nigeriano Benjamin Onwuachi (ora milita nella formazione cipriota del Limassol).
Nel secondo trionfo, sotto la gestione Chiarenza, nella città che diede i natali a Giacomo Puccini e all’ ex ct della nazionale Marcello Lippi (Viareggio NDR) a farsi onore sono stati: Andrea Luci (nominato miglior giocatore del torneo), Andrea Masiello (balzato ultimamente agli onori delle cronache per il calcio scommesse) e due giocatori, come Paolo De Ceglie e Claudio Marchisio, che stanno rendendo grande la Juventus attuale.
Nella quarta, e sfortunata, finale consecutiva, sconfitta per 1 a 0 contro la Juventud dell’ ex trainer del Venezia Ribas, riescono tuttavia a brillare la formica atomica Sebastian Giovinco e il difensore della nazionale e dello Zenit San Pietroburgo Mimmo Criscito.
Nonostante l’ addio di Vincenzo Chiarenza, attualmente sulla panchina del Como in Lega Pro, il settore giovanile bianconero, grazie anche ad investimenti mirati ed un ingente esborso economico, rimane sempre ai vertici e prima Massimiliano Maddaloni e poi Luciano Bruni vincono altri due Coppe Carnevale consecutive. Nel 2009 è la Sampdoria di Fulvio Pea a dover soccombere (4 a 1) ai vari Marrone, Ariaudo e Immobile, nel 2010 invece è l’ Empoli ad arrendersi (4 a 2) allo strapotere di Immobile (tre gol per lui in finale) e di Filippo Boniperti (proprio il nipote del grande Giampiero).
l' esultanza dopo la finale vittoriosa contro la Roma
Con il trionfo numero otto ai danni della Roma di Alberto De Rossi (il papà di Daniele) torniamo alla cronaca dei giorni nostri. La guida tecnica è cambiata ancora, adesso sulla panchina troviamo Marco Baroni, ex Siena e Cremonese, e in campo i nuovi fenomeni sono i vari Spinazzola, Appelt Pires e Boudy l’ unico risultato che non cambia è quello del campo: l’ attuale supremazia bianconera è palese e chissà se fra qualche anno qualcuno dei giovani protagonisti del febbraio versiliese potrà ripercorrere la strada dei suoi predecessori con la maglia a strisce bianche e nere…chi vivrà vedrà….. 


domenica 19 febbraio 2012

TORNA IL GRANDE VOLLEY A MONTICHIARI: LA FESTA E' TUTTA PER LA FOPPAPEDRETTI

 Erano più di 1000 giorni (esattamente dall' 11 aprile 2009) che gli appassionati di volley bresciano non potevano assistere ad un incontro di pallavolo valido per la serie A1. L' ultima volta la gloriosa, ma ahimè scomparsa,Gabeca Montichiari aveva affrontato nei play off della massima serie maschile la Bre Banca Lanutti Cuneo, questa volta, purtroppo si tratta di un occasione particolare e unica, è toccato alla Norda Foppapedretti Bergamo (che aveva il palazzetto occupato da un torneo internazionale di tennis) riportare il grande volley in una piazza calda e vogliosa di sport come Montichiari. Le ragazze di Davide Mazzanti, fresche vincitrici della Supercoppa Italiana, hanno reso onore al calorossimo pubblico, oltre 2200 spettatori sugli spalti, vincendo dopo una maratona di oltre due ore l' incontro valido per la regual season di A1 femminile contro un agguerritissima Cariparma. Il sestetto orobico, senza pedine fondamentali come Arrighetti (in tribuna) e Piccinini (a riposo e in campo solo per due minuti nel quinto set) e con le due centrali Nucu e Ruseva a mezzo servizio è stato sospinto dall' opposto pugliese Annamaria Quaranta (24 palloni messi a terra per l' ex Despar Perugia), dalle due schiacciatrici Di Iulio e Vasileva (20 punti a testa) e dalle prodezze in ricezione del piccolo-grande libero Enrica Merlo. Dall' altra parte della rete le parmensi, da segnalare le ottime prestazioni dell' argentina Conte e dell' olandese Grothues, hanno combattuto con il coltello tra i denti portando in Emilia un punticino fondamentale in chiave play-off ma non riuscendo nella zampata finale contro una formazione più esperta e abituata a gestire finali al cardiopalma.
 
NORDA FOPPAPEDRETTI BERGAMO - CARIPARMA SIGRADE PARMA 3-2 (25-22, 21-25, 23-25, 25-23, 15-11)
NORDA FOPPAPEDRETTI BERGAMO: Nucu 11, Signorile, Melandri 11, Quaranta 24, Diouf 1, Merlo (L), Di Iulio 20, Ruseva 1, Piccinini, Vasileva 20, Serena 5. Non entrate Gabbiadini. All. Mazzanti.
CARIPARMA SIGRADE PARMA: Bacchi 12, Kovalenko 1, Dalia 1, Grothues 20, Conti 23, Gibertini (L), Campanari 12, Roani, Poma (L), Brusegan 5. Non entrate Maricic, Galeotti. All. Radogna.
ARBITRI: Genna, Prandi. NOTE - Spettatori 2200, durata set: 27', 26', 28', 30', 15'; tot: 126'.

martedì 7 febbraio 2012

CASO CONTADOR: L’ ENNESIMA CADUTA DEL CICLISMO


Coppi e Bartali si passano la borraccia
C’era una volta, e ormai parliamo di tanto tempo fa, dove il ciclismo era uno sport pulito, una sana e massacrante corsa contro se stessi in cui bisognava superare costantemente i propri limiti per riuscire a completare una corsa, ore e ore su biciclette obsolete (rispetto a quelle moderne uscite dalle gallerie del vento) su strade nella maggior parte dei casi sterrate in cui le forature la facevano da padrone (in quel caso erano gli stessi ciclisti a dover cambiare la ruota visto che le camere d’ aria le portavano in spalla a mo’ di cinturone). Erano i tempi di Learco Guerra, detto la “Locomotiva Umana”, di Alfredo Binda (per ben 5 volte vincitore del Giro), di Ottavio Bottecchia (due tour vinti per il friulano) e di Eberado Pavesi, diventato famoso per un libro di Gianni Brera a lui ispirato. C’ erano stati anche all’ epoca casi sporadici di doping e di morte legata all’ assunzione di farmaci (il primo decesso di un ciclista per abuso di sostante illecite è datato 1886 con il gallese Arthur Linton) ma fino al 1967, l’ anno della morte in diretta al Tour de France dell’ inglese Simpson sul Mont Ventoux, questo fenomeno non era ancora associato in pianta stabile al fenomeno due ruote.
Pensare che due campioni come Fausto Coppi e Gino Bartali che portarono, con il loro splendido dualismo, il ciclismo a livelli forse mai raggiunti potessero essere dopati è come sputare su due icone, due figure che risplendono ancora oggi nel firmamento del ciclismo. Purtroppo invece oggi le vittorie di questo o di quell’ atleta sono sempre viste sotto un'altra luce: ma avrà vinto perché è veramente il più forte oppure è dopato? Dal 1998 in poi, anno del grande scandalo Festina, è emerso che il doping nel ciclismo non era un episodio singolo ma una regola dell’ intero carrozzone. Il primo ad esserne colpito è stato il Tour mentre anche l’ anno successivo, con l’ intervento dei Nas a Madonna di Campiglio e l’ esclusione dalla corsa del leader maximo Marco Pantani (che non si è mai ripreso da questa onta fino a morire in una squallida camera d’ albergo per un overdose di cocaina), il Giro è stato scosso da questo bieco fenomeno.
Da li in poi i controlli sono diventati sempre più frequenti e quasi l’ intera carovana prima o poi ci è cascata. Non solamente gregari che magari si dopavano per cercare, almeno una volta, di arrivare ad una tanto agognata vittoria di tappa ma tutti i più grandi campioni del XXI secolo sono stati coinvolti più o meno direttamente. Lance Armstrong, che verrà ricordato ai posteri come uno dei più vincenti ciclisti di tutti i tempi, sette volte vincitore della Grande Boucle è stato più volte accusato, apertamente e non, di aver assunto Epo per alterare le sue prestazioni. Il 2006 è invece l’ anno della famigerata Operacion Puerto, nella quale vennero arrestati il dottor Eufemiano Fuentes e il direttore della Liberty-Seguros Manolo Saiz, i due ideatori di questa organizzazione illecita che si dedicava alla gestione delle emotrasfusioni e alla vendita di altre sostanze dopanti. In questa scandalo vennero coinvolti, oltre a numerose squadre, anche atleti di primo piano come l’ italiano Ivan Basso (poi squalificato per due anni dopo aver ammesso di ricorrere a queste pratiche), il connazionale Michele Scarponi (esautorato dalle corse per 18 mesi), il kaiser Jan Ullrich (già trovato positivo una prima volta nel 2002), lo scalatore colombiano Santiago Botero e tanti altri professionisti. Tra gli altri big finiti nelle morse dell’ antidoping troviamo i maggiori protagonisti delle corse a tappe degli ultimi anni: Danilo Di Luca, il “killer di Spoltore”, vincitore del Giro 2007 è stato pizzicato per ben tre volte (una nel 2007, una nel 2008 e l’ ultima nel 2010); Alejandro Valverde, corridore spagnolo vincitore di una Vuelta e di due argenti mondiali, è stato sospeso dal Tas per due anni; Emanuele Sella, minuto scalatore diventato famoso con le sue vittorie al Giro del 2008, è stato fermato per lo stesso periodo di tempo dopo essere risultato positivo alla CERA (l’ Epo di nuova generazione) ma il caso più emblematico è quello dell’ ex enfant prodige del ciclismo italiano: Riccardo Riccò.
Riccaro Riccò esulta dopo una vittoria
Il ciclista emiliano, e anche la sua compagna, è un abituè delle pratiche illecite. Già nel 2001 fu escluso dalla nazionale italiana di ciclocross per ematocrito alto ma è dal 2008 in avanti che i suoi tentativi per migliorare le prestazioni lo hanno reso tristemente famoso. Dopo un Giro d’ Italia da protagonista (secondo alle spalle di Contador) e un inizio di Tour de France da sogno viene arrestato dalla gendarmeria transalpina dopo la dodicesima tappa per essere risultato positivo al CERA.  Alcuni giorni di carcere (poi verrà successivamente condannato a due mesi di custodia ed al pagamento di un ammenda dal tribunale francese) e il licenziamento da parte della sua squadra sono le immediate conseguenze del blitz nella sua camera d’ albergo. Successivamente viene squalificato per ventiquattro mesi (diciotto per il caso di doping e altri sei per i legami con il medico Santuccione) poi ridotti a venti per la collaborazione spontanea fornita dallo stesso atleta. Tornato alle corse nel marzo 2010 dopo pochi mesi riprende il suo viaggio verso l’ abisso, nel febbraio 2011 viene infatti ricoverato d’ urgenza in ospedale per un blocco renale dovuto ad un emotrasfusione casalinga. Dopo l’ ennesima “caduta” il tribunale nazionale antidoping ha chiesto per l’ atleta di Sassuolo la squalifica record di 12 anni, un metodo per allontanarlo dal mondo delle corse e aiutarlo ad uscire dal tunnel dell’ autodistruzione in cui era entrato.
Purtroppo, era da un po’ che il fenomeno doping-ciclismo non aveva così grande risonanza mediatica, il caso della squalifica retroattiva del grande campione spagnolo Alberto Contador (a cui sono stati tolti un Giro d’ Italia e un Tour de France) riapre una ferita aperta e che probabilmente non si rimarginerà mai.
A mio avviso le soluzioni possibili per tentare di fermare questa piaga che da troppo tempo sta rovinando uno sport seguito da milioni e milioni di appassionati sono due: la prima, e secondo me la meno corretta eticamente, è quella di legalizzare il doping cioè di rendere meno restrittive le norme che regolano la possibilità di assumere farmaci da parte degli atleti. Così facendo si correrebbe, più o meno, tutti allo stesso livello e riemergerebbero quelli che sono i reali valori in campo. La seconda è quella di dimezzare letteralmente le grandi corse a tappe. Gli organizzatori infatti tendono a estremizzare sempre di più i percorsi con tappe durissime e pochissimo riposo per i corridori ma il fisico umano non è in grado di reggere degli sforzi cosi abnormi (5 ore in bicicletta e pendenze al limite dell’ impossibile) in così poco tempo ed è per quello che la maggior parte degli atleti (se non addirittura la totalità) ricorre all’ imbroglio. Studi medici dicono che un calciatore per recuperare la piena efficienza fisica dopo una gara di 90 minuti dovrebbe stare a riposo assoluto per almeno 5 giorni figuriamo quindi un ciclista!!! In questo caso però gli interessi di un Angelo Zomegnan o di un Christian Prudhomme (i direttori di Giro e Tour) sono troppo elevati, parliamo di introiti derivanti da sponsor e diritti televisivi, per ridurre drasticamente le dimensioni di eventi seguiti in tutto il mondo. Ogni anno, nonostante tutto, migliaia e migliaia di persone si assiepano sui tornanti dello Zoncolan o del Tourmalet e fino a quando la passione di questi spettatori non si affievolirà il ciclismo avrà ancora una ragione per esistere…. 

il pubblico assiepato sui tornanti del Tourmalet

venerdì 3 febbraio 2012

UN GIORNO AL CALCIOMERCATO...


Ho sempre seguito con attenzione costante l’ evolversi del calciomercato e ho guardato più volte trasmissioni che raccontavano, minuto per minuto, la diretta dell’ ultimissimo giorno di questa mitica compravendita di giocatori (un po’ come essere al mercato del bestiame). Dagli storici fax mai arrivati ai colpi dell’ ultimo secondo, cioè prima che la famigerata porta si chiuda al fatidico scoccare delle 19 del 31 gennaio (o agosto per il mercato estivo) ho sempre immaginato con un aurea mistica queste giornate all’ Ata Hotel.
Sono arrivato verso le 15 all’ Ata Executive Hotel (che da un paio di sessioni ha preso il posto dell’ Ata Quark) con la neve che cominciava a scendere copiosamente e che in men che non si dica avrebbe ricoperto Milano e gran parte del nord italia. All’ ingresso di questo normalissimo hotel, niente di eccezionale per la verità, inizia la ressa: centinaia di persone vestite elegantemente che si ammassano per riuscire ad entrare, che sgomitano per parlare con il collega o con il direttore sportivo che passa di lì per bere un caffè al bar; gente al telefonino, altri che leggono i giornali, una sfilza di scribacchini che con il loro portatile in mano cercano di racimolare le ultime news da mandare in redazione. Questa è sommariamente la prima impressione che uno si fa entrando nella hall: una piazza in cui si trovano persone di varie nazionalità (dall’ africa all’ estremo oriente), età e ceto sociale (tanti anche i ciarlatani che riescono ad intrufolarsi) tutto accomunati da un'unica grande passione: il calcio.

l' ingresso dell' Ata Executive Hot
Facendo una citazione dantesca potremmo suddividere il calciomercato in tre cantiche: paradiso, purgatorio e inferno. Il purgatorio è la hall dove, tra la confusione generale, cercano di concludere gli affari i tanto bistrattati dirigenti della Lega Pro, che non hanno nessuno spazio a loro dedicato. L’ inferno è il piano inferiore dove si entra solo muniti di pass, che fortunatamente io avevo, e dove si trovano tutte le postazioni delle tv e la famigerata scala che porta agli uffici dei tesseramenti. Il Paradiso invece si trova al piano superiore (anche questo ad accesso limitato) dove ci sono tutte le stanze private dei club di Serie A e B (una normale camera senza letto e con una scrivania).
Io riesco a girare ovunque e nel frattempo cerco di farmi un idea dell’ evolversi del mercato consultando le news sul telefonino, probabilmente sarà un ultimo giorno senza fuochi d’ artificio, ed io che già mi immaginavo l’ arrivo di Carlos Tevez in infradito e costume da bagno!!!
L’ unico giocatore di rilievo che si attende a Milano è Angelo Palombo, il capitano della Sampdoria, che dovrebbe arrivare con il suo procuratore Tullio Tinti per firmare il suo passaggio all’ Inter mentre gli altri giocatori presenti all’ Ata Hotel sono soprattutto calciatori minori in cerca di un colpo di fortuna per chiudere una stagione avara di soddisfazioni e soprattutto di soldi….
Man mano che scorrono i minuti la confusione si fa sempre più elevata, il countdown verso l’ ora X si avvicina sempre di più e le televisioni cercano affannosamente ospiti per rubare almeno uno scoop…a Sportitalia ci sono i due volti noti del calciomercato, Michele Criscitiello (che è stato anche malmenato dall’ agente di Fabio Cannavaro per delle dichiarazioni rilasciate sul sito tuttomercatoweb) e Alfredo Pedullà che, tra un intervista ad Andrea D’Amico (procuratore di Iaquinta e Giovinco tra gli altri) ed una serie di indiscrezioni sugli ultimi affari, intrattengono il pubblico da casa.
Più in là invece troviamo Sky Sport che si avvale dell’ esperienza di Gianluca Di Marzio e di Luca Marchetti mentre trovano spazio in questo carrozzone mediatico anche Mediaset e Gazzetta Tv ma con uno spiegamento di mezzi certamente minore rispetto alle prime due realtà.

il box privato del Parma calcio
I volti noti, visto che alle 19 ormai manca poco, si moltiplicano, ci sono la creme de la creme dei procuratori: da Davide Lippi (figlio di Marcello e balzato alla cronaca come gran viveur) a Claudio Pasqualin (lo storico agente di Del Piero) passando per Oscar Damiani e Claudio Anellucci (il procuratore di Cavani) mentre anche i presidenti e i direttori sportivi escono pian piano dalle loro tane. Notiamo infatti la presenza di Lillo Foti della Reggina, del direttore sportivo del Napoli Riccardo Bigon, di quello del Chievo Sartori (che si scusa con una signora nipponica per il mancato arrivo di Morimoto dal Novara) mentre i big come Marotta, Galliani e Branca sono assenti forse già soddisfatti del lavoro svolto in precedenza.
Quando mancano cinque minuti al termine della sessione invernale la confusione si trasforma in caos le telecamere di Sky sono puntate sulla fatidica porta mentre le persone che si accalcano sulla scala sono sempre più numerose, tra curiosi, giornalisti e addetti ai lavori non si riescono più a contare tanto che chi si deve recare, contratto in mano, verso l’ ufficio tesseramenti deve effettuare vari slalom tra la folla per evitare urti e tamponamenti.
Mentre si chiude definitivamente la porta dell’ ufficio tutti si chiedono quale sarà il colpo last minutes di quest’ anno, alla fine niente scossoni ne squilli di tromba l’ ultimo giocatore di peso a cambiar maglia è Antonio Candreva che si trasferisce dal Cesena alla Lazio un po’ poco da un mercato che fino all’ ultimo aveva sperato nell’ arrivo di Tevez in Italia e nel definitivo addio di Pippo Inzaghi dal Milan ma si sa che in tempi di austerity bisogna accontentarsi…
Alle 19 e 30 circa quindi finisce la mia prima avventura al calciomercato, una giornata divertente, frenetica e soprattutto logorante…

venerdì 27 gennaio 2012

INDIA PREMIER LEAGUE: IL CALCIO EMIGRA SEMPRE PIU’ A EST……


In principio fu Salvatore Schillaci, famoso ai posteri per essere stato il capocannoniere di Italia ’90, ad emigrare dall’ Italia nell’ allora sconosciuto campionato giapponese per indossare la casacca degli Jubilo Iwata. Per Totò-gol tre anni ricchi di soddisfazioni, diventa anche capocannoniere del campionato, conditi con una J. League vinta e una vagonata di yen finiti nelle sue tasche.
Il Sol Levante, diventato poi meta per sedicenti campioni soprattutto brasiliani, però non vedrà più nessun italiano vestire la casacca di un club del campionato nipponico anche se, a più riprese, il Divin Codino Roberto Baggio fu tentato, visto il suo status di semi-dio per i giapponesi, a intraprendere quest’ avventura senza però esserne mai pienamente convinto.
Se nella terra del Monte Fuji abbiamo avuto un solo emigrante, nell’ immensa Repubblica Popolare Cinese sono stati invece due i professionisti che hanno tentato l’ avventura. Il primo, nel gennaio 2009, è stato l’ attuale presidente dell’ AIC Damiano Tommasi che, dopo una vita con i colori giallorossi della Roma, ha vissuto un intensa esperienza con la maglia del Tianjin Teda Football Club terminando questa splendida favola nel paese più popoloso al mondo con ben 29 presenze e anche 2 reti (una in campionato e un'altra nella Champions League Asiatica). Il secondo e per ora ultimo connazionale sbarcato nella Chinese Super League è l’ ex laziale Fabio Firmani che dal febbraio 2011, rescisso il contratto con la società di Lotito, è sbarcato “sulla Grande Muraglia” per vestire la maglia degli Shaanxi Chanba. Come nel campionato locale di basket anche in quello di calcio gli investimenti si fanno sempre più ingenti infatti nella Lega è appena sbarcato anche l’ ex campione del Mondo ’98 Nicolas Anelka che percepirà dalla sua squadra, gli Shangai Shenuhua la bellezza di circa 10 milioni di dollari annui e anche l’ argentino Dario Conca (ex River Plate), campione l’ anno scorso con i Guangzhou, è annoverato nella lista dei calciatori più pagati al mondo. 

Beccaria con la maglia del Bali
La folta colonia di italiani all’ estero però si spinge ancora più in là visto che due nostri calciatori, proprio negli ultimi mesi, sono andati a svernare addirittura nel campionato indonesiano. Il primo, Raffaele Simone Quinteri, dopo una vita passata a barcamenarsi tra Lega Pro (Igea Virtus e Catanzaro) e calcio dilettantistico, tramite un contatto sul noto social network Facebook, è approdato al Semarang Utd club della seconda città più popolosa dell’ Indonesia; mentre il secondo, l’ attaccante mantovano Alessandro Beccaria, è stato appena presentato alla stampa locale con la sua nuova casacca, quella della squadra di Bali. Sicuramente una drastica scelta di vita ma piuttosto di una vita di precariato nelle nostre serie minori meglio una carriera da idolo, autista personale ottimo stipendio e una nutrito numero di tifosi in visibilio ad ogni tocco di palla, in uno degli stati più belli del pianeta terra.
Giappone, Cina e Indonesia però non sono gli unici posti  dell’ Asia in cui potremo ammirare un calciatore italiano, fra pochissimo tempo infatti debutterà in un campionato del tutto nuovo un giocatore conosciuto in tutto il mondo. L’ ex capitano della nazionale azzurra campione del mondo a Germania ’06 e pallone d’ oro nello stesso anno Fabio Cannavaro, dopo una breve esperienza dorata in Dubai, infatti è pronto a scendere in campo nella Premier League Indiana. Una novità assoluta voluta fortemente dalla Indian Football Association e da una società di eventi locale che, per promuovere il calcio nel secondo paese più popoloso del mondo, hanno organizzato questa superlega. Il campionato sarà composto da sei compagini che saranno impegnate in dieci giornate di competizione da svolgersi tra gennaio e marzo. Le squadre, come negli sport americani, sono come dei “marchi” messi in vendita tra le società investitrici interessate. Per aumentarne l’ appeal e l’ interesse internazionale (vendita dei diritti televisivi in Europa e ricerca di sponsor internazionali) le sei squadre saranno guidate da tecnici stranieri ed ognuna di essere potrà annoverare nelle sue fila un campione conosciuto a livello planetario. I sei tecnici scelti sono: Peter Reid, ex giocatore di Bolton e Everton e mister del Manchester City, del Sunderland e anche della nazionale thailandese (ora affidata a sir Bryan Robson); l’ ex bandiera di Watford e Liverpool John Barnes (ben 79 presenze nella nazionale inglese) uno dei pochi giocatori al mondo ad aver un videogioco intitolato a suo nome (John Barnes European Football ispirato a Euro ’92); il nigeriano Samson Siasia visto in Europa negli anno ’90 con le maglie di Lokeren e Nantes e poi selezionatore della nazionale africana under 20 (con le Aquile ha conquistato un secondo posto ai mondiali giovanili del 2005, in campo c’era il milanista Taiwo, dietro l’ inarrivabile Argentina di Leo Messi) ed anche, per un breve periodo, della nazionale maggiore; il boliviano Marco Etcheverrey, un giramondo del pallone con esperienze in Usa, Cile e Colombia; l’ inglese Colin Todd, vincitore , da giocatore, di due campionati con il Derby Country ed ex allenatore di Bradford, Randers e Darlington; il canadese Teitur Thodarson, ex Vancouver Whitecaps e lo slovacco Milos Rus. 
Cannavaro con la maglia azzurra e la Coppa del Mondo

I calciatori che hanno aderito all’ iniziativa sono, oltre all’ ex bandiera della Juventus Cannavaro: l’ argentino Juan Pablo Sorin, un passato in Italia con la Juve di Lippi e la Lazio di Mancini e in Spagna con Barcellona e Villareal; il connazionale Hernan Crespo (che non ha ancora sciolto del tutto gli indugi) bomber di razza che ha indossato, in Italia, le maglie di Parma (suo club attuale), Lazio, Inter e Milan; il nigeriano Jay Jay Okocha, inserito dalla Fifa nei 100 giocatori di più forti di tutti i tempi, protagonista con la sua nazionale ai mondiali del ’94, ’98 e 2002 e ammirato in Europa con il Paris Saint-Germain e il Bolton; il francese Robert Pires una vita passata nell’ Arsenal di Arsen Wenger e una coppa del mondo vinta nel 1998; l’ inglese Robbie Fowler, bandiera del Liverpool (quarto marcatore di tutti i tempi in Premier League) e diventato famoso per i suoi litigi con gli allenatori (con i Three Lions ha vissuto infatti un rapporto di amore e odio indossando la divisa della nazionale solo in 26 occasioni) e per i suoi investimenti extracalcistici (tra le altre cose è proprietario, insieme all’ ex compagno McManaman, di una scuderia di cavalli) che lo hanno reso il terzo calciatore britannico più ricco.

L’ agonismo e il gioco, oltre a questi ex campioni ogni squadra potrà tesserare solamente altri quattro giocatori stranieri, sicuramente non saranno quelli dei nostri campionati ma nel Bengala Occidentale, una regione che ha oltre novanta milioni di abitanti e dove si svolgeranno tutte le gare della Premier League, l’ interesse verso questo sport è in costante crescita (in India infatti sono approdati in tournee anche il Bayern Monaco e il Blackbourn Rovers) e magari, nel giro di qualche anno, il gioco più popolare del mondo potrà soverchiare le gerarchie interne dell’ ex colonia inglese dove uno sport come il cricket la fa ancora da padrone.
il Bayer impegnato a Nuova Dehli in amichevole con la nazionale Indiana

mercoledì 25 gennaio 2012

WSOP 2011: TRIONFO TEUTONICO AL MAIN EVENT, BRILLANO ANCHE PHIL HELLMUTH E BEN LAMB

6865 iscritti per un price pool di 64 milioni di dollari e un primo premio di “soli” 8 milioni e 700 mila dollari, questi in breve termine i numeri più significativi del main event delle Word Series of Poker 2011. La composizione dei famigerati “November Nine”, i nove componenti del tavolo finale dell’ evento principe, non era mai stata cosi eterogenea: solo 3 infatti gli americani a cui si sono aggiunti un inglese (Sam Holden nonostante sia il primo eliminato si è consolato vincendo un incredibile jackpot da 5,4 milioni di dollari alle slot machines), un ucraino, un cittadino del Belize, un irlandese, un ceco ed un tedesco. Dopo ore e ore di contesa sul tavolo verde alla fine è riuscito a spuntarla, al termine di un bellissimo heads up, il giovanissimo Pius Heinz, ventunenne di Odendorf vicino Bonn, sull’ esperienza del ceco Martin Strazko. Partito molto indietro nel testa a testa finale (117 a 88 milioni di fiches per il cittadino dell’ est europa) Heinz in due mani è riuscito a ribaltare l’ andamento dell’ incontro e ad esultare dopo che il suo A-K tiene il colpo sul 10-7 dell’ avversario nell’ ultima mano di questo lunghissimo ed estenuante torneo. 
Pius Heinz in trionfo dopo aver vinto il titolo

Ma il tedesco non è l’ unico che può esultare in questa edizione delle Word Series. Nei 58 eventi (da maggio a novembre) ci sono stati ben 58 vincitori differenti e gli unici due che hanno potuto aumentare la loro collezione di braccialetti sono stati lo statunitense Jason Mercier (primo nell’ evento 35 di pot limit omaha) ora a quota due e il sempreverde John Juanda (vincitore nell’ evento 16 di draw lowball) che con questa ennesima vittoria raggiunge quota 5 titoli Wsop.
Come sempre gli Stati Uniti d’ America la fanno da padroni e conquistano ben 44 tornei mentre gli “odiati” cugini canadesi portano a casa 4 titoli. I restanti 11 sbarcano invece nel vecchio continente dove la regina è la Francia con 3 braccialetti (uno del famosissimo Bertrand Elky Grospellier) seguita da Inghilterra, Ucraina e Russia che ne portano a casa due. Svezia e Germania si devono accontentare di un solo alloro ma i teutonici hanno conquistato quello più prestigioso. Complessivamente gli USA escono rafforzati da questa edizione delle Wsop perché, anche se per il secondo anno consecutivo non vincono il main event, ridimensionano le ambizioni degli “invasori” conquistando 5 trofei in più rispetto all’ edizione 2010.
Annata da dimenticare invece per  i colori italiani, il nostro tricolore non sventola mai e nonostante grandi ambizioni, dopo l’ incredibile quarto posto del sardo Filippo Candio al main della scorsa edizione, e un nutrito esercito di appassionati e di professionisti ci si deve “accontentare” di un quinto posto al pot limit omaha championship di Dario Alioto (campione del mondo in questa specialità nel 2007) e di un nono posto da parte del pirata Max Pescatori (l’ altro nostro braccialettato) all’ evento 37, quello di H.O.R.S.E vinto dal transalpino Fabrice Soulier. Al main event il migliore dei nostri è Massimiliano Martinez, vincitore del format “The Big Game” e del passaporto per il Napt (North American Poker Tour), che è uscito in cento decima posizione.
Giocatore dell’ anno è risultato Ben Lamb di Tulsa in Oklahoma.  Il giovane professionista ha infatti inanellato una serie incredibile di risultati: primo al pot limith omaha championship, secondo all’ evento 31 sempre di omaha, terzo al main, ottavo nell’ evento 55 e dodicesimo nel 10000 no limit holdem six handed per un guadagno totale di più di 5 milioni di dollari.
Ben Lamb il giocatore dell' anno alle Wsop

Il poker però non premia solo gli emergenti o i più fortunati infatti il 2011 è l’ anno che segna il ritorno sulla scena del mitico Phil Hellmuth. “The poker brat” o “mister undici braccialetti”, questi i suoi soprannomi, è riuscito ad andare per ben sei volte a premio conquistando anche tre ottimi secondi posti (anche se per uno che vuole solo vincere il secondo è solo il primo degli sconfitti) arrivando quindi vicinissimo in più occasioni all’ ambitissimo dodicesimo titolo, una vittoria che lo avrebbe ancora una volta portato nell’ Olimpo dei più grandi di sempre in questo sport. Se il buon Phil può dirsi soddisfatto, l’ omonimo che di cognome fa Ivey, considerato dalla maggior parte degli esperti il più forte giocatore al mondo, invece non è riuscito nemmeno una volta ad andare a premio allontanando ancora il suo ambizioso progetto di trionfare al main (per ben due volte è riuscito ad andare al tavolo finale ma senza mai trionfare).
Adesso bisognerà aspettare la prossima primavera e il sogno di trionfare alla Wsop porterà a Las Vegas migliaia di appassionati sperando che sia la volta buona di vedere il tricolore risplendere nel cielo e un nostro connazionale con al polso il mitico braccialetto di platino….
Phil Hellmuth con la sua collezione di braccialetti